La valigetta di cartone
Ehi, chi si risente. Qualche ora fa sono stati annunciati i finalisti del “SXSW Web Awards“, il premio assegnato all’interno del South By Southwest Interactive Festival - un evento dedicato al design ed alla multimedialità ( questi gli speakers) che si svolge da dieci anni ad Austin, in Texas.
Tra i nominati della categoria CSS, ovvero
sites that push the boundaries of CSS coding technology, bringing together top-notch design and content with standards compliant and accessible code.
ho visto apparire lui, l’amato figlio: The Horizontal Way.
Bene.
Io non sono mai stato in Texas, nè tanto meno negli Stati Uniti, o in America. A dire la verità non sono mai stato fuori dall’Europa e ora che ci penso il posto più lontano fuori dall’Italia è stato Nizza, e Montecarlo, visitate in gita scolastica.
Dicono che in America ci sia in ogni casa una scatola in cui si vedono le immagini in movimento come al cinematografo, e da altre scatoline la gente ascolta tutto il giorno la musica e perfino dei tizi che ti raccontano quello che si legge nei giornali (mah!). Poi che costruiscono dei palazzi che arrivano fino alle nuvole ed i cieli sono pieni di palloni enormi che qualcuno dice molti pericolosi…Oh, non meno di tutti quei banditi che corrono per le strade con quegli abiti neri e le mitraglie sempre spianate - beh, questi individui non avranno mica una paga come tutti gli altri che, dicono, hanno un lavoro e sono felici, e le ragazze (”bebis” - mi ha detto che le chiamano così il mio amico Mimmo, che gliel’ha detto il calzolaio che c’ha il cugino di Roma che lo pagano per studiare le bombe, boh) non aspettano altro che un giovanotto marinaio che mangia spinaci. Felici…insomma - qualcuno dice che siano abbastanza depressi, soprattutto al tramonto, ma cercano di divertirsi con una strana musica che qualcuno canta pitturato di nero…Beh, ma queste sono le cose che mi raccontano.
Mi hanno detto di passare da Nuova York, e spero di riuscire a farlo: è una vita che voglio salire sul Big Ben.
Complimenti;) per la nomination, per l’amato figlio ma sopratutto per la decrizione dell’America..
Bye bye
Thank! :-)
giovane jedi… una volta avresti linkato il *mio* di discosamba… vabbe’. sob.
Maestro spirituale, era solo per una questione pratica, io non dimentico certi momenti. (“upra pra là e prà cà”)
che dire…grandioso..non ho parole..finalmente posso dire di avere un amico che ha un amico VIPpe
anch’io ho votato!!inizia la campagna “Horizontalway to heaven”
Bhuauuauauau salire sul BigBen, bellissima! :D
@antonio: antòòòòòòòòòò!
@francesco: il mio sogno. E da lì vedere i Campi di Marte.
[…] (continua da qui) …e così oggi, il giorno prima della partenza, ho preso la corriera per salutare tutta la mia famiglia nella mia casa natale. C’erano tutti. Mamma Maria mi ha dato un pezzo di formaggio e mezza cipolla che ho chiuso in un fazzoletto e messo in tasca, così se ho fame gli posso dare un morso. Ho preso di nascosto anche un tozzo di pane, speriamo non se ne siano accorti. Papà mi ha raccomandato di comportarmi bene, ed ha detto che spera presto di raggiungermi in America, anche se non ha ancora capito il perchè ci sto andando. Non ti preoccupare, gli ho risposto, sarò subito di ritorno. I miei fratelli più piccoli Vincenzo, Mario, Aristotele, Giorgio, ed il piccolo Piero, perennemente con la tosse, sono venuti ad abbracciarmi e mi hanno chiesto di portargli una mazza da baseball e le pistole degli western. Ho dato a Vincenzo il compito di badare alla casa quando Papà è nei campi e lui si è messo sull’attenti, mentre il piccolo Piero mimava la mitragliatrice con la stampella. Mamma Maria poi mi ha abbracciato forte e mi ha dato in mano una lettera, che dice dovrò leggere solo quando sarò arrivato. Ho battuto tre volte sul piede del letto per salutare anche il mio topo Michelangelo, che poverino deve badare ai cuccioli che sono appena nati. Stranamente, non sembrava la sotto. Qualche secondo dopo, mentre mi alzavo, l’ho visto schizzare via sotto le mie gambe e correre spedito verso l’altra camera della casa. Dopo averlo cercato per mezzo metro quadro, spostando la paglia delle galline, l’ho visto mangiucchiare un laccio della mia scarpa come suo solito. Mi ha fatto segno di avvicinarmi. “Marco!” ha urlato “ti prego, portami con te…” “Shhh…! Zitto! Michelangelo, ma vuoi che ti scoprano??” “Marco, non posso più vivere in questa casa, lo sai. Devo cambiare aria….la Libertà, capisci!?.” “Parla piano…senti, non puoi venire.” “Ma come! Ho anche preparato una canzone per te, senti:” (sbucano altre due topi con chitarra e tamburello) [clicca sul play] “Beh, che ne dici, ti è piaciuta?” “Devo andare.” Sono ritornato nell’altra stanza, ho riabbracciato tutti ed riacchiappato la valigetta del mio portatile. […]