I “Web 2.0 ‘exit strategy'” badge

badj.gifTra circa un mese e mezzo si svolgerà a San Francisco la terza conferenza dedicata al Web 2.0, un luogo favorevole ad una discussione, in termini pragmatici, sull’esistenza o meno di una Bolla 2.0.
Con l’affermazione definitiva di blog, podcast, wiki, video e photo sharing, social bookmarking e tutti gli altri strumenti che valorizzano il singolo utente come una parte ‘attiva’ della rete, la continua creazione-condivisione-fruizione di contenuti viaggia ad un ritmo elevato come la crescita del numero di servizi che la supportano. Come ai tempi della ‘new economy’, infatti, ogni settimana nascono decine di startup (più di 300 negli ultimi due anni, e Go Web 2.0 e Categoriz ne danno dimostrazione) pronte a richiamare l’attenzione degli utenti su di un servizio innovativo, e storie di successo da copertina e acquisizioni miliardarie non fanno che aumentare la portata del nuovo boom: rispetto a cinque anni fa, inoltre, i costi per l’hardware e software sono nettamente inferiori, e il servizio offerto stavolta è un qualcosa di ‘tangibile’.
Il successo di ogni nuovo servizio, qualora si fosse dimostrato realmente diverso da tutti gli altri, potrebbe tuttavia decretarne la fine: dove mancano i Venture Capitals e/o la pubblicità non riesce a coprire le spese di banda, proporzionali ovviamente al traffico, l’unica scelta di sopravvivenza rimane la vendita ad un grosso gruppo. Una scelta vantaggiosa sin dall’inizio, tant’è che molte startup nascono al solo scopo di essere acquisite, talvolta creando un software compatibile con applicazioni di una grande azienda già esistenti.
Massimo Moruzzi di DTCM, in un post di qualche settimana fa, disse:

E’ una bolla, e non c’è altra exit strategy che vendere a Google o a Yahoo! – o a Murdoch, o a tanti altri, a dire il vero – e se Google o Yahoo! decidono di farselo in casa, sei fregato. A quelli di Writely per qualche strano motivo è andata bene, ma lo spreadsheet invece se lo sono fatto a Mountain View. E il calendario, pure. E Kiko ha dovuto mettersi in vendita su eBay.

Anche con un exit-strategy di questo tipo, in ogni caso, il problema rimane quello di emergere dal mare della concorrenza, e puntare allo stesso tempo con sicurezza al proprio obbiettivo.

E’ a questo punto che una pedina fondamentale di una startup web, il grafico, può dare il suo contributo decisivo per la salvezza.

Come abbiamo ormai imparato le interfacce delle applicazioni Web 2.0 sono definite da un proprio stile caratterizzato da gradienti, ombre, colori pastello, angoli arrotondati e “badge”, i distintivi a stella che campeggiano nell’header di ogni homepage.
I badge costituiscono l’elemento chiave di questo tipo di design essendo il primo a balzare agli occhi del visitatore, e quindi importante per l’efficace comunicazione di un messaggio di fondamentale rilevanza.
Qui di seguito trovate una serie di badge d’esempio suddivisi per quattro livelli incrementali, relativi ognuno ad un diverso modello di business.

Livello 1




Livello 2




Livello 3




Livello 4


[nuovi badge? “cease and desist”? scrivimi.]

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