La valigetta di cartone /2

sxsw.jpg(continua da qui)
…e così oggi, il giorno prima della partenza, ho preso la corriera per salutare tutta la mia famiglia nella mia casa natale.
C’erano tutti. Mamma Maria mi ha dato un pezzo di formaggio e mezza cipolla che ho chiuso in un fazzoletto e messo in tasca, così se ho fame gli posso dare un morso. Ho preso di nascosto anche un tozzo di pane, speriamo non se ne siano accorti. Papà mi ha raccomandato di comportarmi bene, ed ha detto che spera presto di raggiungermi in America, anche se non ha ancora capito il perchè ci sto andando. Non ti preoccupare, gli ho risposto, sarò subito di ritorno.
I miei fratelli più piccoli Vincenzo, Mario, Aristotele, Giorgio, ed il piccolo Piero, perennemente con la tosse, sono venuti ad abbracciarmi e mi hanno chiesto di portargli una mazza da baseball e le pistole degli western. Ho dato a Vincenzo il compito di badare alla casa quando Papà è nei campi e lui si è messo sull’attenti, mentre il piccolo Piero mimava la mitragliatrice con la stampella.
Mamma Maria poi mi ha abbracciato forte e mi ha dato in mano una lettera, che dice dovrò leggere solo quando sarò arrivato.
Ho battuto tre volte sul piede del letto per salutare anche il mio topo Michelangelo, che poverino deve badare ai cuccioli che sono appena nati. Stranamente, non sembrava la sotto. Qualche secondo dopo, mentre mi alzavo, l’ho visto schizzare via sotto le mie gambe e correre spedito verso l’altra camera della casa. Dopo averlo cercato per mezzo metro quadro, spostando la paglia delle galline, l’ho visto mangiucchiare un laccio della mia scarpa come suo solito. Mi ha fatto segno di avvicinarmi. “Marco!” ha urlato “ti prego, portami con te…”
“Shhh…! Zitto! Michelangelo, ma vuoi che ti scoprano??”
“Marco, non posso più vivere in questa casa, lo sai. Devo cambiare aria….la Libertà, capisci!?.”
“Parla piano…senti, non puoi venire.”
“Ma come! Ho anche preparato una canzone per te, senti:”
(sbucano altre due topi con chitarra e tamburello) [clicca sul play]

“Beh, che ne dici, ti è piaciuta?”
“Devo andare.”
Sono ritornato nell’altra stanza, ho riabbracciato tutti ed riacchiappato la valigetta del mio portatile.

Il primo volo parte alle 10 di domani mattina, ed il buon Antonio – che si è preso una pausa dall’Erasmus in Scozia apposta – avrà la buon cura di venire a casa a schiaffeggiarmi sollevandomi dalle valigie come al solito preparate nel “ma sì, ci sarà il tempo”.
Per il resto spero di scordare qualcosa come solito, considerando però che il tutto – per un mese intero – non è stato per nulla fuori dalla mia mente: ho avuto quindi l’accortezza di prenotare sull’aereo anche i sei posti vicini, per il mio ego.
I miei colleghi della stanza mi ha avvertito di fare attenzione ai questionari che compilo lì sopra, e non segnare “sì” su tutte le caselle come nei sondaggi su internet. E non sperare di applicare (NSFW) certe teorie in casi pratici.

Seguiranno dispacci.

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