La stanza di Wonka 001

Una sera di quasi un mese fa passavo per caso su Facebook – non mi loggavo da quasi quaranta minuti – e mi apprestavo a leggere le decine e decine di email e ‘event invitation’ a varie serate milanesi – il cui rispondere sempre affermativamente al ‘Will you attend?” può dare l’illusione di un ubiquità warholiana o per lo meno far perdere le proprie tracce per le amicizie indesiderate (“Vieni alla mia festa sabato?” “No, come vedi sarò qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui.” “Ma il quinto è la mia festa!””Azz.”)

Io mi sono chiesto:
ma perchè nella comunicazione degli eventi non si sfrutta maggiormente il mezzo web affiancando alle varie email e flyer qualcosa che abbia più impatto (prima cosa fra tutte: il potere sentire quale musica verrà proposta) come uno spot?

Così qualche giorno dopo, armato di mezzi umili, ho messo online ciò per una delle serate electro che aspettavo da mesi:

Avrà funzionato? Spero che abbia dato il suo piccolo contributo.
Voi avete visto in giro altri video legati ad eventi e magari utilizzati a fini promozionali su Facebook? Commentate! :)

Occhi sulla città per un Italia sicura

Il nuovo alla claque

Un immagine da \"Procrastination\", di Johnny KellyCome avrete notato da qualche mese settimanagiorno ho messo online la nuova versione di questo sito.
Il fu-blog in inglese è passato in homepage mentre questo in /italiano (che casino.), ho aggiornato la pagina con informazioni utili in caso vorreste fingermi me ad una festa ed aggiunto una pagina con gli ultimi frutti del mio operato.

Riguardo la grafica, a parte i post che alternano per il titolo ed i link i 6 colori di questa versione come già visto nella Whitezone (di cui è il negativo) ho rimandato per mesi la scelta del nuovo font che avrebbe sostituito il vecchio Dirty Ego del maestro Eduardo Recife utilizzato sin dalla seconda versione risalente al 2005. Chi l’avrebbe immaginato che nel giro di pochi anni si sarebbe trasformato in
Dirty Egoverrated con i risultati tragici di Fig.2.?

Ultima novità un qualcosa che coniuga alla perfezione inutilità e presappochismo: una lavagnetta in flash in alto a destra – in tutte le pagine tranne quelle in italiano (che casino /2) – con cui colorare a piacimento il pezzo del layout lasciato vuoto dallo spostamento sulla sinistra.
Certo che sarebbe interessante riuscire a riempire gli spazi vuoti anche nei post, magari inserendo un vecchio testo – che potrebbe anche esprimere concetti espressi in modo sconnesso che non condividete ma potrebbe servire a raggiungere un livello apprezzabile di TL;DR per essere linkati – rubato dall’archivio di un’altro blog.
Mi chiedo: tutto ciò che riguarda le arti visive non funziona allo stesso modo? Mica ci si prende la briga di mettere cit. come in un Tumblr su un lato di un poster o alla fine di uno spot.

Nella lavagna manca il pulsante per cancellare, ma non pensiate che non abbia ancora finito il tutto: si tratta solamente di una provocazione. (?)

In conclusione, un signore suona i Daft Punk con il Theremin:

DFW

Ho comprato Infinite Jest nel 2002, in una libreria di Pisa sul lungarno in cui c’erano dei libri invenduti a prezzo scontato (€ 17.30 al posto di € 24,79 al posto di 48.000 lire), e si trattava del tomo di cui avevo sentito parlare due anni prima, in occasione della sua traduzione italiana, su un settimanale in allegato ad un quotidiano. L’ho tenuto nella pellicola l’originale, trasportandolo miei vari traslochi come il bilanciere preistorico in Super Fantozzi, fino al 2006 quando ho deciso di aprirlo. Fino ad oggi è stata sempre la prima scelta nei consigli per la lettura a tutti quelli che me li richiedevano, e 9 volte su 10 mi sono sentito rispondere: “Ah, non conosco David Foster Wallace.”
Ora che una marea di blogger ha riversato i propri RIP e le librerie sono pronte ad esporre delle pile di “La ragazza dai capelli strani”, mi sento un pò come il cugino di paese che ha sempre difeso dai pretendenti quella ragazzina che qualche anno più tardi è diventata Miss Italia o il vecchio allenatore di pugilato che ha preso quel ragazzo gracilino dicendogli “Forza Giannipiero, devi credere in te stesso!”, ed una volta che il proprio pupillo è diventato una grande promessa e fila dritto verso le olimpiadi viene abbandonato a discapito di un giovane allenatore di una palestra più ricca, o l’insegnante di lettere che non viene minimamente citato quando il suo alunno devoto vince l’oscar per la sceneggiatura etc.

Si chiedono tutti cosa abbia portato Wallace a suicidarsi a 46 anni.

E’ semplice, si chiama procrastinazione.


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