CS vs. Piggy Bank: prima parte

Come segnalato in questo post, la prima installazione di Piggy Bank crea alcuni problemi: nel mio caso i javascript e l’apertura di alcune pagine portano spesso la memoria al 100% e per 512mb di ram con solo Firefox in esecuzione questo risulta abbastanza anormale.
Per il resto nessuna perdita delle informazioni del profilo e un affetto che cresce esponenzialmente.
Ma andiamo con ordine.

Come si presenta l’estensione: un’iconcina in basso a destra, con il simbolo dell’ RDF, indica quali pagine che stiamo navigando contengono o sono collegate ad informazioni RDF, come i blog con i propri feed.
Cliccando sull’icona si accede alla pagina di Piggy Bank (all’indirizzo locale 127.0.0.1:1978/piggy-bank/(etc.)) che presenterà, decodificando l’RDF, tutte le informazioni della pagina.
Prendiamo come esempio il blog di un mio carissimo amico che gode di fama (anzi, fame) internazionale, beato lui: Central Scrutinizer.
Piggy Bank riconosce due RDF collegati alla mia homepage: il FOAF e il feed RSS 1.0.
Il FOAF (Friend Of A Friend) è un RDF in cui ho inserito, metataggandole, le mie informazioni personali, come il nick, la foto, le conoscenze, gli interessi etc..
Il feed RSS contiene invece le informazioni dei post come il titolo, la data, il link ed il contenuto.
La pagina di Piggy Bank mostrerà un item (un box diviso in due colonne) per il FOAF più tanti item per ogni post.
Ogni item visualizza al suo interno i metatag dell’RDF con all’interno il dato contenuto, ovvero:
se l’RDF contiene <creator>marcorosè</creator> nell’item verrà mostrato nella prima colonna “creator”in grassetto e nell’altra “marcorosè”.
Ogni metatag è linkabile e collegato ai metatag relativi. Cliccando su “creator” comparirà quindi una lista con i “creator” estratti da tutti gli item in cui è presente.
Questo costituisce un passo enorme nella conquista del web semantico: un’ipotetica ricerca di un autore, ad esempio, restituisce tutti gli scritti – di cui siamo a disposizione – ad esso collegati, aumentando non di poco l’efficacia della ricerca stessa. Con Google accade che nei risultati vengono ad aggiungersi, portando confusione, i riferimenti da parte di altri autori: cercando un verso di una poesia di Leopardi posso ritrovare nella stessa pagina di ricerca Gino Lippi che nel suo blog scrive di aver studiato Leopardi da giovane ed amare le sue opere, di cui ricordava a memoria alcuni frammenti. (si parla quindi di distinzione, qualcuno mi suggerisca, tra “chi parla” e “di chi si parla”)
La vera forza di questo strumento consiste però nell’inserimento di ulteriori tag agli item e, soprattutto, nella condivisione delle informazioni tra gli utenti.
Ma ne parliamo più tardi, sono già le 3.15 e domani il gallo canta presto, all’incirca all’ora di pranzo.

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